Le Grave di Papadopoli

Cenni storici

Lungo il corso del medio Piave sono presenti delle golene, cioè terreni compresi entro gli argini del fiume, costituitisi nei secoli come depositi alluvionali, sempre morfologicamente instabili, a causa dell’opera di apporto ma anche soprattutto di erosione messa in atto dal fiume. Una di queste terre golenali è denominata Grave di Papadopoli, che si estende per 750 ettari tra il comune di Cimadolmo (sulla riva sinistra) e quello di Maserada (sulla riva destra). Esse fanno parte del territorio del comune di Cimadolmo e costituiscono i due terzi della sua superficie. Il termine Grave deriva dalla lingua gallica e originariamente voleva dire sabbia.

le Grave hanno origini molto antiche, nel primo millennio dell’era volgare vi si insediarono i Paleoveneti (forse di origine celtica o illirica), la cui presenza è attestata dal rinvenimento di pietre e sassi appuntiti, in cui sono incisi messaggi in una scrittura bustrofedica, che è un tipo di antica scrittura in cui le righe andavano alternativamente da destra a sinistra e da sinistra a destra, a imitazione del percorso dei buoi durante l’aratura.

E’ attestata, inoltre (per il ritrovamento di pietre con varie iscrizioni latine), la presenza, in tempi più recenti, degli eserciti romani, che, dopo aver raggiunto Oderzo (l’antica Opitergium) provenendo da Aquileia, passavano il Piave a Stabiuzzo (Stabulum), dove fu anche insediato un presidio militare, e sostavano nelle Grave prima di rimettersi in marcia per Feltre e Trento. Forse è anche per questa preziosa funzione che questi luoghi beneficiarono del “Diritto latino”, che faceva partecipi i loro abitanti degli stessi privilegi dei cittadini di Roma.

Passando al Medioevo, monaci benedettini e cistercensi, in età carolingia, bonificarono con la loro strenua operosità i terreni incolti e sassosi delle Grave, piantandovi i preziosi vitigni della Borgogna e di Cluny, dando così inizio a una coltivazione che ancora oggi è ben rappresentata nelle terre gravesi. Il monastero che questi religiosi costruirono tra Cimadolmo e Stabiuzzo, sulla riva sinistra del Piave, oggi non esiste più, distrutto durante il primo conflitto mondiale.

In tempi molto più vicini a noi, l’isola fu acquistata da una nobile famiglia greca, i Papadopoli, originari di Corfù e poi stabilitisi a Venezia: è da loro che l’isola ha preso il nome che conserva tuttora. In seguito, la terra è stata divisa in lotti e ceduta a privati.